Scelte volontarie e legge del mercato: cosa ne pensate?

Basta poco per rendersi conto che esiste un interessante movimento ecologista, costituito da produttori di calzature, borse e accessori, che hanno fatto dell’ecocompatibilità la propria bandiera. Meritano la massima attenzione per scelte volontarie che diventano oggi sempre più obbligate.

Abbiamo per anni guardato all’aspetto virtuoso della sostenibilità e rischiato di non accorgerci che stava diventando esigenza irrinunciabile del mercato. Avevamo sentito parlare degli eco-requisiti del prodotto ma pensavamo che la cosa non ci riguardasse. E invece le richieste sono arrivate rapide e puntuali da parte dei nostri clienti europei, americani, canadesi, cinesi e di altri Paesi; e stanno continuando ad aumentare.

Sono gli stessi clienti di ieri, costretti a loro volta a diventare sempre più esigenti. Non eravamo preparati e siamo rimasti confusi. Continuano a chiedere di più e non ci riconoscono i maggiori costi che fin da subito abbiamo lamentato. Ci domandiamo perché, dimenticando che da sempre il mercato è molto rapido nel riscrivere le sue leggi.

Abbiamo scoperto che, nonostante vi siano direttive legislative in Europa e nei principali Paesi extra europei, molti clienti adottano propri capitolati, spesso più restrittivi della stessa legislazione del Paese in cui hanno sede. Ma se lo fanno è perché a loro volta, vogliono essere tutelati e liberi di destinare i loro prodotti anche ad altri mercati. Cambiano infatti i parametri di riferimento per esportare negli Stati Uniti o in Canada, piuttosto che in Cina o in Arabia Saudita. Senza dimenticare l’Europa con il suo Reach e le altre direttive a cui bene o male siamo già abituati.

A prima vista ne viene fuori una tale babele in cui è facile sentirsi a disagio. Non bastano più i buoni propositi e non serve programmarci sul medio lungo termine. Serve invece agire subito partendo proprio dalle richieste dei nostri clienti, facendo in modo che quei costi che oggi sosteniamo perché costretti, diventino un investimento per migliorare gli standard di qualità dell’azienda.

Lo stile e la moda italiana devono essere supportati dai requisiti tecnici richiesti nei diversi Paesi del mondo. Senza dimenticare che la maggior parte delle aziende arriva su quei mercati attraverso i brand e la distribuzione organizzata. Condizione per cui tra il consumatore e il fabbricante, vincerà sempre il consumatore.

Per questo dobbiamo tutelarci e per farlo non possiamo che avvalerci di collaborazioni qualificate che ci consentano di disporre da subito di quanto necessario per mettere sul mercato prodotti inattaccabili dal punto di vista dei requisiti prestazionali ed ecologici.

E se di scelte dobbiamo parlare, forse è proprio il caso di dire che la giusta è quella di organizzarci per rispettare appunto, la legge del mercato.

Questo è quello che penso e Voi che cosa ne pensate?

di Daniele Del Grande (direttore tecnico di Tecnica Calzaturiera)

 

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