Il 95% dell’export di calzature è concentrato in 7 regioni

calzatureLe elaborazioni compiute dall’Ufficio Studi di Assocalzaturifici evidenziano come ben il 95% dell’export settoriale in valore risulti  concentrato in 7 regioni a vocazione calzaturiera. In particolare, le prime 3 della graduatoria – vale a dire Veneto, Toscana e Marche – coprono i 2/3 del fatturato estero nazionale.

Nel 2013 tutte e sette queste regioni hanno registrato un incremento delle vendite estero rispetto all’anno precedente. Il totale nazionale, pari a 8,4 miliardi di euro, ha fatto segnare un aumento medio del 5,5%.

Ascoli Piceno e Fermo coprono quasi il 14% del totale Italia, davanti a Firenze, Treviso, Milano, Macerata e Venezia. Quasi tutti i distretti hanno superato nel 2013 i livelli dell’anno precedente. Uniche eccezioni, nella top 20 delle province esportatrici, Lucca (-2,4%), Arezzo (-9,2%), Pistoia (-4,1%), Novara (-14,6%) e Bologna (-11,1%).

I dati elaborati da Assocalzaturifici confermano come i mercati dell’Unione Europea rappresentino la principale destinazione estera di tutte le regioni calzaturiere: metà dell’export nazionale in valore è diretto verso uno dei membri dell’Unione (51,5%). Puglia e Veneto vi dirigono circa il 70% dei flussi; Toscana ed Emilia Romagna “solo” il 40%.
Va sottolineato però che, rispetto all’anno 2000, la quota dell’export diretto nella UE sul totale ha perso quasi 7 punti percentuali: era pari infatti al 58,3% a consuntivo 2000.

Nel 2013 l’Unione Europea è risultata peraltro una delle aree meno premianti: la performance migliore è stata realizzata dalla Lombardia (+24,3%), ma l’aumento medio (+2,4%) nasconde flessioni per diverse regioni, tra cui Toscana (-2,8%), Marche (-2,0%) e Puglia (-0,9%).

export_calzatureInnegabile l’importanza dei mercati dell’area CSI per gli operatori italiani, in particolare della Russia, 5° cliente di destinazione in valore.
Per molte province, quello russo rappresenta il mercato principale: Fermo/Ascoli (dove la Russia pesa per il 20,2% sul fatturato export totale), Forlì-Cesena (24,6%), Reggio Emilia (19,7%); per molte altre aree, pur non essendo la prima destinazione, è una realtà comunque assai rilevante: Macerata (12,1% sul totale), Rimini (30,4%), Bologna (10,1%), Ancona (12,7%), Padova (8,6%).
Tali cifre spiegano da sole perché il clima di incertezza che ha avvolto l’area CSI in seguito alle recenti tensioni politiche in Crimea, la svalutazione del rublo sull’euro e la crescita modesta del PIL in Russia, aggiunti a un inverno mite che non ha certo favorito gli acquisti, non possono che destare forti preoccupazioni tra gli imprenditori del settore (Ulteriori approfondimenti sono disponibili sul sito di Assocalzaturifici a questo link).

Oltre al calo già segnalato della UE (mantengono solo Veneto, Campania e Puglia), si evidenziano aumenti generalizzati delle quote “Est Europa e CSI” (di oltre 10 punti percentuali per Emilia Romagna e Marche) e Far East (grazie alla crescita del mercato cinese). Perde decisamente peso il Nord America, con un dimezzamento della quota nel paniere mercati regionale quasi ovunque (unica eccezione la Lombardia, dove il calo è esiguo).

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