Qualità e sicurezza del prodotto – le nuove frontiere del Made in italy

Ci siamo talmente abituati alle difficoltà che accogliamo con entusiasmo i dati che prevedono per i settori del lusso e della moda Made in Italy prospettive di sviluppo al 2020 di sicuro interesse.

Come calzaturieri sappiamo che il successo delle calzature italiane è il frutto della somma di valori quali lo stile, i materiali e l’accuratezza delle lavorazioni che le caratterizzano, che qualcuno ha sapientemente definito come tipiche “dell’artigianalità contemporanea italiana”.

Fino a ieri avremmo parlato di prodotto di qualità, intendendo per qualità la “proprietà che caratterizza una persona, un animale o qualsiasi altro essere, una cosa, un oggetto o una situazione, o un loro insieme organico, come specifico modo di essere, soprattutto in relazione a particolari aspetti e condizioni, attività, funzioni e utilizzazioni” (Vocabolario Treccani).

Oggi registriamo la tendenza a sostituire qualità con sicurezza. E per sicurezza intendiamo la “condizione che rende e fa sentire di essere esenti da pericoli, o che dà la possibilità di prevenire, eliminare o rendere meno gravi danni, rischi, difficoltà ecc.” (Vocabolario Treccani).

Di sicuro stanno cambiando le aspettative di masse di consumatori che, in tutto il mondo, chiedono livelli sempre più alti di sicurezza del prodotto: sia chimica che prestazionale.

Gli articoli pubblicati in questo numero ben rispecchiano i diversi aspetti di questa evoluzione che partendo dallo stile come elemento distintivo e irrinunciabile, arriva fino alla sostenibilità delle calzature.

E su questo tema leggiamo che “i clienti, specie se grandi, mettono la sostenibilità come vincolo per acquistare dai loro fornitori. I maggiori brand hanno (…) addetti incaricati di verificare la sostenibilità: il motivo sta nel fatto che far uscire prodotti non sostenibili produce danni enormi (…)”.

Per questo è in aumento la tendenza a far verificare da laboratori accreditati materiali e prodotti, lasciando margini esigui di manovra ai loro fornitori a cui, nel caso di scorrettezze o dichiarazioni false, chiedono danni.

La trasformazione del mercato è già avvenuta. E il made in Italy, come sempre, ha saputo rispondere. Ma non tutti lo hanno fatto allo stesso modo.

Continuano a resistere gruppi di irriducibili che cercano tutte le strade per eludere le richieste, finendo molto spesso per compromettere il rapporto con il cliente. Così miopi da non vedere i loro concorrenti che hanno invece saputo trarre dal Reach e dai regolamenti in vigore nei diversi Paesi di sbocco, nuove opportunità di servizio al cliente e di valorizzazione dei propri prodotti.

Modi diversi di vedere il futuro e di interpretare le nuove frontiere di un Made in Italy che, nonostante tutto, continua a portare benefici a quanti hanno saputo e sapranno coglierne le potenzialità.

Questo è quello che penso e Voi che cosa ne pensate?

di Daniele Del Grande

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