Assomac, lavorare insieme per crescere

Il settore chiude il 2015 in positivo e sollecita una sempre maggiore collaborazione in progetti di filiera. «La forza del nostro settore è racchiusa in un’unica parola: innovazione. Da più parti in ambito confindustriale lo stimolo è quello di essere imprese dinamiche, capaci di cambiare e cogliere i cambiamenti. Ebbene, noi lo siamo sempre stati: esportiamo in 120 paesi del mondo e sappiamo essere innovativi per rispondere al meglio alle sfide dei mercati. La chiusura del 2015 in positivo, sebbene caratterizzata da valori più bassi rispetto al 2014, dimostra la nostra longevità. La sfida per il prossimo futuro è mantenere la nostra leadership anche nell’ambito della sostenibilità e del risparmio energetico, trasparenza e tracciabilità, tematiche davvero strategiche per la competitività delle nostre imprese. Ma essere competitivi e leader nel mondo oggi implica necessariamente essere uniti all’interno della filiera e fare sistema».

Gabriella Marchioni Bocca

Gabriella Marchioni Bocca

È questo il commento della presidente Gabriella Marchioni Bocca a margine dell’Assemblea Generale di Assomac, l’Associazione nazionale costruttori tecnologie per calzature, pelletteria e conceria, occasione per presentare lo studio aggiornato sullo stato di salute del settore.

Nonostante un quadro internazionale caratterizzato da vicende politiche che portano a inevitabili ripercussioni economiche, il settore delle macchine per calzature, pelletteria e conceria dimostra di rappresentare ancora un’eccellenza in tutto il mondo. «La nostra leadership è ormai consolidata. Eppure auspichiamo da tempo e con forza di lavorare sempre più in una logica di sistema, che non vuol dire soltanto condivisione di intenti. I tempi cambiano e così anche il mercato e la collaborazione tra associazioni, istituzioni e attori deve allo stesso tempo evolversi e rafforzarsi, assumendo forme nuove e più efficaci. Rispetto al passato, collaborare è oggi un dovere, in quanto è il mercato che ce lo impone e dobbiamo prendere coscienza che “insieme” è meglio. Se vogliamo che il nostro sistema industriale sappia reagire ai cambiamenti in atto a livello economico internazionale, dobbiamo fare sistema».

Dopo un biennio più che positivo, nel 2015 il settore ha subito una battuta d’arresto, vedendo crescere complessivamente la produzione del solo 1,93%, al di sotto quindi del tasso fatto registrare nel 2014 pari al 9,56%, ma che rappresenta comunque più di due volte il tasso di crescita dell’economia italiana.

A trainare la crescita dell’ultimo anno sono state soprattutto le esportazioni, vero punto di forza e quota di fatturato più importante nel bilancio del settore, in crescita per il terzo anno consecutivo: l’export complessivo, includendo anche le macchine per il sintetico e altri macchinari, ha fatto registrare un tasso di incremento del 2,28%, anch’esso inferiore ai tassi degli anni precedenti.

Per quanto riguarda le aree geografiche di destinazione delle esportazioni del settore, si rileva che, dopo anni, anche in Europa Occidentale si sta tornando ad investire nella tecnologia per la conceria, la calzatura e la pelletteria. Nel 2015 tale mercato ha rappresentato rispettivamente il 15,15% delle esportazioni di macchine per conceria, il 23,28% delle macchine per calzature e il 40,94% delle macchine per pelletteria.
Crescenti anche le esportazioni in Centro-Nord America, anche se tale area si colloca al quinto posto nelle destinazioni dell’export del settore delle macchine pelle-calzature e quindi i tassi di incremento, anche se significativi, sono in alcuni casi legati a volumi relativamente piccoli.

L’industria italiana delle macchine per conceria, calzature e pelletteria

L'industria italiana delle macchine per conceria, calzature e pelletteria

«I dati a consuntivo del 2015 dimostrano quanto sia importante non abbassare la guardia – continua la presidente di Assomac. Oltre agli sforzi quotidiani dei singoli imprenditori e dell’intero sistema di attori che ruota attorno alle nostre imprese, abbiamo bisogno di una politica generale che appoggi le istanze delle nostre imprese e del mondo imprenditoriale nel suo insieme. Essere competitivi, infatti, vuol dire anche avere alle spalle una politica industriale reale, che metta l’impresa sempre al centro».

 

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