La calzatura italiana in scena a Bruxelles

La centralità della manifattura nelle politiche industriali in Europa, di cui il made in Italy si sente parte integrante quale eccellenza e vanto assoluto, e la necessità di una norma a livello comunitario che introduca l’indicazione di origine obbligatoria (made in…) sono il messaggio politico di “Italian Shoes, European Footprint”, la mostra organizzata e promossa da Assocalzaturifici in collaborazione con l’associazione culturale “Colosseum” presso la sede del Parlamento Europeo a Bruxelles.

L’esposizione, a cura di Luciano Calosso ed Enrica Barbano, si propone di raccontare, attraverso un excursus storico, la genesi di una scarpa dal design italiano, frutto dell’avvicendarsi delle mode e della contaminazione creativa tra passato e futuro nel mondo del calzaturiero.

La mostra rappresenta soprattutto l’occasione per portare all’attenzione dell’UE la necessità di una norma che tuteli l’eccellenza della manifattura e il diritto dei consumatori europei alla conoscenza di ciò che acquistano attraverso l’introduzione dell’etichettatura di origine obbligatoria, ovvero il “Made in”. Un dossier che Assocalzaturifici sta portando avanti con determinazione in tutte le sedi europee, anche attraverso l’apertura di un desk – già attivo dallo scorso anno – all’interno della delegazione di Confindustria a Bruxelles per un più efficace pressing sui tavoli europei.

«Il Made in deve essere una priorità per l’Italia in Europa – dichiara Annarita Pilotti, presidente di Assocalzaturifici -. Sono 10 anni che se ne parla, ma finora le trattative hanno sempre portato ad esiti insoddisfacenti. È possibile che il Parlamento Europeo si esprima a stragrande maggioranza a favore dell’etichettatura obbligatoria e il Consiglio Europeo possa invece negare a questa maggioranza il diritto a una legge giusta ed equa? Sono anni in cui si cerca, senza alcun risultato, di garantire una norma di civiltà, che possa informare il consumatore finale circa la provenienza geografica del prodotto. Mi chiedo: ma a chi fa paura questo Made in? Ora con l’uscita dell’Inghilterra dalla UE, storica oppositrice, ci chiediamo se ci siano le condizioni per avere la maggioranza e far passare la proposta contenuta nell’art. 7 del pacchetto sulla sicurezza dei prodotti oppure con una norma dedicata».

La mostra “Italian Shoes, European Footprint” offrirà soprattutto una panoramica delle calzature che hanno caratterizzato la storia del costume nel corso dei secoli. Nate per esigenze pratiche già in epoca preistorica, le scarpe, nel corso del tempo, hanno iniziato ad assumere una funzione sociale di moda e costume e fu solo a partire dal XVII secolo che si cominciò gradualmente a notare una maggiore cura stilistica. Le tre sezioni di cui si compone la mostra riflettono lo spirito del tempo, l’identità culturale e i momenti salienti dell’evoluzione dello stile dell’accessorio scarpa: fattura di alta qualità, design, creatività, materiali e dettagli rappresentano il tratto distintivo dello stile italiano delle calzature esposte in mostra, interamente prodotte nei distretti calzaturieri italiani. La sezione “Impronte – Dall’antichità al XX secolo” è un’esplorazione della genealogia delle forme precursori delle principali calzature femminili, in particolare quelle relative al XX secolo, con focus sul tacco; “Stili” ripercorre l’artigianato italiano e l’alta moda di inizio millennio, un momento storico in cui la seduzione del passato assume forme contemporanee; “Percorsi creativi”, infine, mette a fuoco la sperimentazione di nuove forme nel XXI secolo, caratterizzate da un design audace e dall’impiego di materiali innovativi, gettando quindi un occhio al futuro per scoprire come saranno le calzature di domani secondo gli stilisti.

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