L'editoriale di Daniele Del Grande

Il calzaturiero italiano: tra sogno, realtà e futuro    

Ho appena letto l’autobiografia di Phil Knight fondatore della NIKE. Mi colpisce l’intreccio tra la storia personale di un giovane laureato in economia e lo sviluppo del sogno che si trasformerà nella sfida della vita.

Elementi che mi portano a riflettere e a domandarmi se oggi, nell’era del 4.0, c’è ancora posto per i sogni e per nuove storie imprenditoriali. La Nike non è frutto del caso. Il sogno di Mister Knight è stato supportato e sviluppato dalle persone che, entrate in azienda, hanno dato vita alla sua squadra. A loro è stata data la possibilità di realizzarsi e insieme hanno lavorato fino ad arrivare all’affermazione e al successo.

Hands making shoes. Shoemaker

Knight conosceva per esperienza diretta i problemi causati, a chi praticava la corsa, da scarpe non adatte. A loro voleva vendere calzature di buona qualità a prezzi economici. E intendeva farle produrre in Giappone dove vi erano fabbriche in grado di assicurare un buon prodotto. Lui avrebbe contribuito con i suoi suggerimenti a migliorarle rendendole conformi alle esigenze dei suoi clienti.

La sua idea era molto semplice. E col tempo si è rivelata la formula vincente che gli ha consentito di imporsi in un mercato dominato da competitor molto forti e affermati.

Mister Knight, all’inizio della sua avventura, non si è posto il problema di produrre direttamente le calzature. Lui ha scelto solo di venderle delegandone la fabbricazione a calzaturifici giapponesi. Un chiaro riconoscimento che il mestiere di fabbricare scarpe non si improvvisa. Macchine e tecnologie da sole non sono sufficienti. Il vero patrimonio è costituito dalle persone: dalle loro conoscenze e dal loro saper fare.

Industria 4.0 è il termine ricorrente per indicare il futuro delle industrie manifatturiere. Tecnologie digitali, automazione, reti globali e quant’altro, sono ormai indispensabili. Infrastrutture e competenze possono costituire un gap tra noi e i nostri competitor: non dobbiamo smettere di lavorarci.

In Italia abbiamo il potenziale per continuare ad attrarre clienti da tutto il mondo. Dobbiamo solo prendere atto che il mercato è cambiato e non può prescindere, oltre al bello e al ben fatto, dall’assicurazione del servizio e da standard di qualità certi e ripetuti. A partire dalla sicurezza chimica e prestazionale per arrivare alla totale soddisfazione del consumatore.

Sta a noi decidere di accettare o meno la sfida. Il sogno di un settore calzaturiero italiano, protagonista sul mercato mondiale, è legato alla capacità di fare squadra, e alla valorizzazione del nostro patrimonio di conoscenze e di saper fare. Possiamo contare su solide radici ma dobbiamo sviluppare la capacità di guardare avanti in un modo nuovo. Solo così Industria 4.0 potrà essere la sintesi tra sogno, realtà e futuro.

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