Quando la realtà aumentata aiuta a formare consumatori più consapevoli

Dino Bigioni - FW2016-2017 Collection

Aurora Magni

Economia 4.0, realtà aumentata, internet delle cose… Parole nuove che ci spingono a immaginare come sarà il nostro futuro tra breve e come lavoreranno le imprese domani. Gli esperti predicono che entro il 2020 31 milioni di automi saranno presenti nelle case e l’industria (ma anche parecchie start up di giovani ricercatori sono già al lavoro, come si è potuto vedere visitando gli stand di Maker Faire, l’annuale fiera dell’artigianato evoluto). Lo stesso Piano Nazionale dell’Industria 4.0 2017-2020, recentemente varato  dal governo, guarda proprio in questa direzione e mette a disposizione dell’industria 4.0 risorse significative.

Oggi ci interessa però affrontare un aspetto particolare di questo flusso di innovazione: l’apporto della realtà aumentata al panorama dell’advertising e della comunicazione. E’ evidenti infatti che ampi margini di potenziamento sono offerti alle strategie di marketing da un sistema tecnologico che alterando la percezione della realtà stessa consente allo spettatore, talvolta inconsapevole, di vivere un’esperienza alterata e indubbiamente emozionate. Due anni fa aveva fatto discutere la decisione di Pepsi di utilizzare per la propria campagna pubblicitaria londinese uno speciale display posto nel lato esterno di un cartellone pubblicitario, che proiettava in modo del tutto realistico delle scene a dir poco assurde: da un uomo che volava appeso a dei palloncini a una tigre che si aggirava per la città. Facile immaginare le reazioni dei passanti, dallo spavento iniziale al divertimento. Altre aziende hanno lanciato concorsi per promuovere i propri prodotti chiedendo ai consumatori di inscenare con il proprio smartphone uno spot in cui l’articolo veniva personalizzato e animato. Come dire: dalla visione passiva alla partecipazione attiva dell’utente. Del resto una funzione promozionale (seppur dichiaratamente finalizzata all’acquisto) ce l’hanno gli specchi virtuali in cui il cliente può simulare l’indosso di abiti, scarpe e accessori accedendo all’ampia scelta di opzioni offerte dai magazzini virtuali.

Dino Bigioni - FW2016-2017 Collection

Se il trend è questo non poteva quindi che farci piacere apprendere che un’azienda produttrici di calzature ha recentemente deciso di avvalersi della tecnica della realtà aumentata per promuovere con il suo prodotto lo stile e l’eccellenza della filiera italiana della calzatura. Stiamo parlando di Bigioni, un calzaturificio di Montagranaro in provincia di Fermo,uno dei principali distretti calzaturieri italiani,  un’azienda piccola (40 dipendenti) ma famosa per il livello qualitativo delle sue scarpe di qualità rigorosamente realizzate in Italia. All’ultima edizione  del Micam Bigioni  ha infatti presentato un’originale progetto di comunicazione. «Avevamo l’esigenza di far vedere al nostro pubblico come nascono le nostre scarpe e mostrare cosa significa un ciclo di produzione Made in Italy», raccontano i promotori dell’iniziativa che hanno pensato bene di realizzare un video in 3 d della durata di 5 minuti. Appositi occhiali sono forniti  gratuitamente a chi ne fa richiesta e, una volta inserito  lo smartphone nell’astuccio attrezzato con apposite lenti è possibile “toccare con mano” come si lavora in un calzaturificio italiano attraverso le 86 fasi di lavorazione necessarie a realizzare un paio di scarpe. Non effetti speciali, ma la spettacolarizzazione del lavoro quotidiano di un’azienda seriamente interessata a dialogare con i suoi clienti rendendoli partecipi di ciò che avviene nei suoi reparti produttivi. Pare che l’azienda sia stata letteralmente sommersa dalle richieste.

Sul numero di dicembre di Tecnica Calzaturiera troverete la case history dedicata al calzaturificio Bigioni. 

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