Gianni Russo, Presidente di UNIC – Concerie Italiane, in una lettera si è rivolto al Governo chiedendo che la decisione di una graduale ripresa delle attività economiche riguardi anche «industrie funzionali come quella conciaria».

«Non essendo l’attività conciaria (codice ATECO 15.11.00) esplicitamente inclusa nella lista di quelle considerate essenziali (ex DPCM 22 marzo u.s. e DM 25 marzo u.s.), le nostre concerie hanno sospeso l’attività lavorativa lo scorso 25 marzo, nell’ottica di riprenderla quanto prima (ex DPCM 1° aprile 2020)» riporta la lettera al Governo firmata dal Presidente di UNIC. «In un momento di fondamentale importanza per l’attività produttiva stagionale, si è trattato di una forte assunzione di responsabilità, sia nei confronti dei propri dipendenti sia verso le comunità in cui sono inserite».

Concia italiana: tradizione, tutela del territorio, economia circolare

Russo sottolinea l’unicità della conceria italiana, che tutela e valorizza i territori distrettuali in cui è posta, e sa fondere al meglio un carattere di modernità con una tradizione basata su trasmissione di prezioso know-how e «una forte attitudine alla creazione e all’innovazione».

Aspetto fondamentale che distingue la concia Made in Italy, inoltre, è l’attenzione a trasparenza e sostenibilità.Ed è, soprattutto, un esempio virtuoso di «vera economia circolare, perché ricicla uno scarto dell’industria della carne».

La pelle grezza è, infatti, «un sottoprodotto di origine animale (SOA), il cui trattamento è sottoposto a rigide e specifiche regolamentazione nazionali ed internazionali (Regolamento CE N. 1069/2009) per motivi di carattere sanitario». Un sottoprodotto «altrimenti destinato a rifiuto, con conseguente costo economico ed ambientale, e, dopo la lavorazione, reintrodotto nel circuito manifatturiero come materiale naturale, performante, duraturo».

Le conseguenze della chiusura delle attività

L’interruzione delle attività conciarie, purtroppo, sta creando ripercussioni su numerosi livelli. Si è il commercio di pelli grezze, e questo ha causato ai macelli seri problemi di gestione e stoccaggio. Le pelli grezze sono infatti materiale organico deperibile che necessita di stabilizzazione per evitare rischi di carattere ambientale e sanitario. I magazzini di molti macelli sono vicini alla saturazione e nessuna discarica o impianto di incenerimento le accetterebbe come nuovo rifiuto.

Inoltre, le aziende conciarie sono poste a metà di una catena di fornitura che vede i fornitori già operativi e i clienti manifatturieri ancora chiusi e senza materie prime; è quindi essenziale che la concia sia prevista  tra i settori di prossima riapertura, così da poter preparare i materiali con cui rifornire le industrie clienti quando riapriranno le attività.

Concia italiana: i numeri
Il settore conciario, in Italia, è composto da 1.200 imprese e circa 18.000 addetti, per un fatturato complessivo pari a 5 miliardi di € all’anno (65% del totale UE, 22% a livello globale), di cui oltre il 75% derivante da esportazioni dirette in oltre 120 Paesi.

 

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