Assocalzaturifici si è espresso in merito all’alto rischio che comporta una prolungata chiusura delle manifatture nel settore calzaturiero, avvertendo che le conseguenze potrebbero essere estremamente serie.
Il protrarsi della situazione di stop produttivo in Italia, e poi in Europa e sui mercati mondiali, ha già vanificato gli investimenti realizzati per la stagione P/E 2020. Il conseguente taglio degli ordini metterà a repentaglio anche la stagione A/I 2020-21, rendendo proibitivo investire nelle collezioni per l’estate 2021.

Se non ci sarà un cambio di marcia a breve, ciò impedirà alle imprese di tornare a livelli produttivi normali almeno fino a marzo 2021, privandole per almeno un anno dei flussi di cassa essenziali a garantire la continuità.

Una prospettiva preoccupante, se si considera che il comparto calzature in Italia rappresenta uno dei segmenti industriali fondamentali del Sistema Moda. Conta oltre 4.300 aziende, 75.000 addetti, un fatturato annuo di 14,3 miliardi di euro, per l’85% destinato alle esportazioni e genera un attivo commerciale di quasi 5 miliardi di euro.

Le proposte di Assocalzaturifici
Assocalzaturifici chiede dunque al Governo un intervento forte e strutturale per rispondere alle specificità del settore, e lo fa avanzando alcune proposte concrete:

1. Ripresa immediata a partire dal 14 aprile c.a. di tutte le attività aziendali essenziali e strategiche, comprese quelle produttive se indispensabili alla continuità aziendale, e contestuale graduale riapertura delle attività commerciali, laddove si sia ottemperato alle misure di sicurezza a tutela dei lavoratori (fissate dal protocollo di intesa del 14 marzo sottoscritto dalle parti sociali, come previsto dal DPCM 11 marzo 2020).

2. Introduzione contestuale di provvedimenti che garantiscano l’adozione certa ed esigibile da parte delle aziende di ampi margini di flessibilità nella gestione degli orari di lavoro (più turni, ove necessario), della fruizione delle ferie estive, banca ore, straordinari obbligatori, interscambiabilità e sostituzione personale per ragioni di sicurezza a tutela delle fasce d’età più a rischi.

3. Dimostrata la buona fede attraverso l’adozione delle misure di sicurezza essenziali, deresponsabilizzazione dell’impresa in caso di contagio da Covid-19 tra il personale addetto, ai sensi delle norme INAIL sugli infortuni sul lavoro.

4. Apertura di linee di finanziamento a fondo perduto di immediato utilizzo a sostegno del circolante per la ripresa delle attività di produzione, del rilancio sui mercati tramite appositi fondi istituiti presso CDP (fiere, nuovi canali digitali), per la compensazione delle perdite da svalutazione a magazzino generato da mancate conferme d’ordine (anche tramite fondi di garanzia a perdere SACE.

5. Costituzione di un credito d’imposta pari al 60% del valore della perdita di fatturato intercorsa nell’anno 2020 determinata dall’emergenza sanitaria.

6. Abbassamento del cuneo fiscale fino a luglio 2021 in proporzione alla perdita di fatturato determinata dall’emergenza sanitaria.

7. Estensione a 10 anni dei piani di rientro di tutti i nuovi finanziamenti con garanzia dello Stato previsti dai DPCM Cura Italia e Liquidità e Imprese, e accessibilità ai finanziamenti anche per le imprese in sofferenza economico-finanziaria pregressa.

8. Cancellazione degli oneri fiscali e contributivi per le imprese relativi ai mesi di aprile, maggio e giugno 2020.

9. Estensione della Cassa Integrazione Covid-19 per almeno 6 mesi mantenendo inalterati i contatori delle aziende e anticipata da INPS, anche tramite sistema bancario.

10. Defiscalizzazione totale delle spese per la messa in sicurezza delle aziende intercorse nel periodo di gestione dell’emergenza da Covid-19

 

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