L’Istituto tedesco indipendente di ricerca FILK ha condiviso globalmente, con la piattaforma scientifica open source MDPI (Multidisciplinary Digital Publishing Institute), uno studio realizzato analizzando le proprietà tecniche di una serie di materiali “alternativi” alla pelle, messi a disposizione da COTANCE – confederazione europea delle associazioni conciarie nazionali.

I risultati, raccolti nel paper “Trend Alternatives for Leather, evidenziano che le loro prestazioni non eguagliano quelle della pelle; alcuni di essi, inoltre, contengono in prevalenza componenti sintetici il cui utilizzo porta dubbi sul piano ecologico e ambientale.

La serie di test ha messo anche alla prova tutti i materiali in relazione alle caratteristiche tipiche della pelle: test di durata (resistenza alla flessione e allo strappo), permeabilità al vapore acqueo, assorbimento del vapore acqueo.
Nessuno dei sostituti testati è stato all’altezza della pelle, in particolare per l’assorbimento del vapore acqueo e la relativa permeabilità.

I gruppi di materiali alternativi alla pelle

Secondo lo studio condotto da FILK, questi materiali di nuova generazione possono essere divisi in 3 gruppi:

  1. materiali con una base prevalentemente naturale, come MuSkin (derivato dai funghi), che non richiedono l’aggiunta di componenti plastici;
  2. materiali che contengono prevalentemente componenti plastici;
  3. materiali realizzati esclusivamente di derivati plastici: per esempio, PVC o PUR.

Un esempio molto significativo è quello di Desserto, materiale estremamente trending che imita la pelle partendo dalle fibre di cactus, ma che, alla luce dell’analisi di FILK, si è scoperto contenere al 65% poliuretano. Infatti, questo materiale risulta essere una miscela di materie prime naturali (fibre di cactyus, appunto) e plastica: tessuto portante in poliestere ricoperto con due strati di poliuretano.

Lo studio, dunque, dimostra che nessuna alternativa alla pelle può rivendicare tutte le sue caratteristiche prestazionali. Inoltre, spesso questi materiali spingono fallacemente sulla leva del marketing ecologico, non solo imitando la pelle nell’aspetto e nel tatto ma anche utilizzandone la parola in modo fuorviante (in violazione di quanto previsto in Italia dal recente Decreto Legislativo n.68/2020 del giugno u,s. “Nuove disposizioni in materia di utilizzo dei termini «cuoio», «pelle» e «pelliccia» e di quelli da essi derivati o loro sinonimi…”).

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