Il calzaturiero si prepara alla ripresa

Valentino Fenni, vicepresidente Assocalzaturifici

Un piano per il rilancio del calzaturiero è allo studio da tempo e vede Assocalzaturifici e Confindustria al lavoro per definire proposte concrete e iniziative su più fronti, su cui fondare la rinascita del comparto nel post pandemia. «In questa fase complicata bisogna fare squadra – ha dichiarato Valentino Fenni, presidente della sezione calzature di Confindustria Centro Adriatico e vice presidente di Assocalzaturifici -. Ci siamo incontrati con i colleghi regionali del settore moda, da Macerata a Pesaro grazie al supporto di Confindustria Marche, in modo da iniziare a pianificare un futuro fatto di azioni mirate e davvero funzionali. Un approccio alla realtà più associativo. Un salto culturale è necessario per politica e banche: devono capire che la moda va trattata come i prodotti con scadenza. Non si può pensare che quello che si produce oggi sia vendibile il prossimo anno. Non siamo il Food, ma le regole del mercato della moda non sono lontane da quelle dei prodotti deperibili».

Come riferisce la testata Picenotime, tra gli ambiti d’intervento più urgenti, gli operatori del settore calzaturiero individuano anzitutto il costo del lavoro, molto più elevato rispetto a mercati con costi di manodopera più contenuti, come Spagna, Portogallo, Romania, Albania, Turchia fino ai più lontani Vietnam, Cina e Africa. L’auspicio è quindi l’arrivo di sgravi per conservare l’eccellenza della manifattura italiana e non sentirla come un peso.

E per compensare almeno in parte lo svantaggio competitivo sul costo del lavoro, è necessario un programma di formazione qualificata, che valorizzi competenze e agevoli il ricambio generazionale di figure specialistiche attraverso tirocini che diventano poi assunzioni agevolate nel costo del lavoro.

Un altro fronte su cui riflettere è un nuovo approccio all’internazionalizzazione, partendo dal presupposto che oltre il 70% della produzione viene esportata, ma che la pandemia ha cambiato le modalità di acquisto. Occorre quindi investire nel digitale, ma, secondo gli operatori del calzaturiero resta imprescindibile il contatto diretto con i mercati e la clientela. Il settore pensa quindi a un credito d’imposta del 50% per almeno un triennio, per partecipare alle fiere.

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